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29/03/2022
Magazine

Per le aziende e le loro persone il futuro è phy-gital? 

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Non è il più forte o il più intelligente che sopravvive, ma chi riesce a gestire meglio il cambiamento.

Leon C. Megginson

Per secoli, i confini dell’interazione tra le persone all’interno di un’azienda e i limiti dell’effetto produttivo dello svolgimento delle loro mansioni quotidiane sono stati definiti dalla capacità fisica di essere in un certo luogo in uno specifico momento. Oggi, grazie ai moltissimi software utilizzati, alle attrezzature automatizzate e agli strumenti digitali di operatività e comunicazione, questi limiti sono stati superati. La prossima evoluzione – già in pieno svolgimento e conosciuta con la definizione di Digital Transformation – porta con sé un cambiamento di tutti gli asset delle imprese, non solo quelli tecnici e tecnologici, ma in primo luogo quelli mentali.

È qui che il temine phy-gital trova la sua perfetta collocazione. 

Siamo tutti phy-gital e questo è un patrimonio per ogni azienda.

La parola “phy-gital” è un neologismo che indica il punto d’incontro di due mondi: quello fisico e quello digitale. 

La fusione di queste due realtà è stata avviata molto tempo fa, ma solo in tempi recenti ha assunto un ruolo naturale all’interno della nostra vita: in effetti, siamo già tutti phy-gital, abbiamo imparato a integrare strumenti ed esperienze digitali nella nostra quotidianità, fino a percepirli come totalmente inseparabili da tutto ciò che fa parte del nostro agire fisico. Basta pensare all’uso che facciamo ogni giorno di app digitali, che ci accompagnano nella nostra giornata espandendo le nostre possibilità e capacità: app di social networking, app di messaggistica, app funzionali, app di informazione. Per avere un’idea del fenomeno è interessante citare che, nel mondo, l’utilizzo medio giornaliero di smartphone e device mobile supera le 4 ore e il 92,5% di questo tempo è legato all’uso di app. Oltre ai numeri, ci sono le percezioni: mentre un tempo si era soliti distinguere la vita digitale e quella “reale” (o fisica), oggi non si considera tra le due nessun tipo di confine. La nostra vita è al tempo stesso fisica e digitale. Tanto che abbiamo abituato il nostro cervello a non dover ricordare montagne di informazioni, quando sappiamo che ognuna di esse è contenuta in quell’immenso cloud di dati che è il web.

Insomma, siamo abitanti di un mondo phy-gital e lo siamo diventati in un lasso di tempo tutto sommato rapido, adattandoci con gradualità, 

ma in modo spontaneo e radicato. Questa nuova condizione umana è sicuramente un potente alleato per la trasformazione digitale delle aziende, e in assoluto per la mutazione degli schemi lavorativi in una direzione digital-based.

Potenziare gli schemi operativi aziendali secondo una mentalità phy-gital.

Secondo l’opinione di numerosi storici, mentre la natura dei luoghi produttivi di tipo agricolo o industriale si è affermata spontaneamente in relazione al tipo di attività e di necessità (la terra per l’agricoltura, grandi spazi o macchinari per l’industria), la nascita dell’ufficio moderno

è stata più razionale e si può individuare nella decisione della Compagnia Britannica delle Indie Orientali che, agli inizi del diciannovesimo secolo, ha ritenuto maggiormente efficiente un modello operativo basato su un luogo fisico in cui i dipendenti si recassero ogni giorno per svolgere le proprie mansioni e interagire tra di loro. Si tratta di un modello che ha portato i suoi frutti, ma che, come abbiamo detto, è stato anche caratterizzato dai limiti geografici dettati dalla localizzazione dell’ufficio e dalla definizione degli orari di lavoro. 

Oggi, quel modello è superato: a renderlo obsoleto sono le opportunità e i vantaggi offerti dalla tecnologia. Lo conferma il dato di oltre 200 app o software utilizzate in media nelle aziende moderne e che richiedono formazione e impegno. Ma la fisicità e la temporalità del posto di lavoro richiedono di essere superate anche nei nostri modelli mentali, nelle strategie e negli schemi operativi dell’azienda, che deve guardare al “momento” di interazione tra i propri collaboratori non necessariamente legato alla presenza degli stessi nella sede.

Ci sono settori e tipologie di azienda che negli ultimi anni sono nate o sono diventate totalmente digitali: 

  • non possiedono una sede fisica.
  • non offrono postazioni di lavoro.
  • operano sulla base di schemi avulsi dalle logiche della fisicità e della temporalità. 

Ma l’evoluzione in atto può andare molto oltre: la concezione del lavoro deve superare la forzatura di scegliere tra fisico o digitale, l’era che stiamo vivendo ci indica a gran voce che siamo pronti per una modalità phy-gital, che offra il meglio dei due mondi e renda collaboratori e organizzazioni liberi di applicare le migliori strategie operative, di interazione di collaborazione. Uno schema che sposta la concezione del lavoro dall’area del “luogo” a quella della reale “esperienza”. Un’evoluzione culturale prima ancora che procedurale.

In questa rivoluzione, può giocare un ruolo prezioso l’attitudine delle persone a vivere phy-gital: un cambiamento che parte dalla base e risale tutta la struttura aziendale. E che, per esempio, può rendere più naturale e fluido il ricorso agli strumenti tecnologici e digitali.

Da workplace a workspace.

Il punto di approdo di questa nuova visione del lavoro non è semplicemente l’applicazione di nuove tecnologie che possono ottimizzare l’attività quotidiana dei collaboratori, permettendo all’azienda di essere più produttiva e alle procedure di garantire una maggiore efficienza. 

L’impatto può e deve essere molto più ampio e offrire benefici che toccano ogni area dell’organizzazione: l’apporto delle persone dell’azienda deve poter prescindere dal momento e dal luogo, ma al tempo stesso deve contare su un coinvolgimento di qualità nelle attività di team e nelle responsabilità individuali, tracciare un percorso di crescita e di partecipazione. Il nuovo schema ha il potere di supportare la forza lavoro nel raggiungimento non solo dei traguardi aziendali, ma delle proprie aspirazioni, creando un’esperienza di collaborazione più appagante e inclusiva, che stimoli l’applicazione delle proprie competenze, ma lasci anche spazi di sviluppo per la propria intraprendenza e creatività. Il modello si trasforma a partire dalla sua concezione e il workplace diviene workspace.

Digital Workspace: strumento e modello per le aziende phy-gital.

Per modificare non solo le concezioni delle organizzazioni, ma la loro operatività, le strategie e le procedure, e allo stesso tempo migliorare

l’esperienza di lavoro dei collaboratori, permettendo loro di raggiungere un più alto grado di efficienza e coinvolgimento, è necessario uno strumento che sia tecnologico e mentale: il Digital Workspace è lo strumento nato per incarnare a tutti gli effetti il ruolo di ambiente evoluto ed evolutivo, interattivo e collaborativo, dotato di tutti gli strumenti necessari, personalizzabile non solo in base al settore produttivo dell’azienda, ma in relazione alle aree di beneficio attivabili, per l’organizzazione e per i suoi collaboratori.

Parafrasando una famosa frase di Neil Armstrong, potemmo quasi dire che l’adozione di un Digital Workspace in questo senso costituisce un piccolo passo per le persone dell’azienda, ma un gigantesco passo per l’organizzazione stessa. Sono infatti i collaboratori, già abituati nella vita personale a muoversi in un mondo phy-gital, a poter diventare, se motivati, i veri traghettatori dell’azienda verso il suo futuro più -brillante.

#DoBetterWithKeethings

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